NUOVE MODALITA’ DI VALORIZZAZIONE E FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI

Necessità prioritaria oggi è quella di cambiare la mentalità per ciò che concerne il modo di approcciare ai Beni Culturali, per  ciò che riguarda la loro valorizzazione. Si deve radicare in tutti noi l’importanza della Valorizzazione, intesa innanzitutto come conoscenza del bene.

Tanto è vero che per valorizzazione si intende la capacità di trasferire informazioni, conoscenze su un determinato BC, che altrimenti i “profani” non riuscirebbero a capire. Attraverso la valorizzazione si arriva alla radice dei temi connessi a quel BC, a quel luogo, a quella storia.

Senza la conoscenza, dunque, è impossibile anche solo pensare a delle ipotesi di valorizzazione.

Va anche sottolineato che un’altra necessità impellente riguardante il cambiamento di approccio ai beni culturali, interessa la loro natura, essi infatti non devono essere più considerati quali beni intoccabili, investiti da un’aura di sacralità, ma come beni capaci di generare economia. Infatti, ad un bene culturale non sono legati solamente dei valori culturali, ma anche dei valori economici.

Tanto è vero che oggi viene individuato e riconosciuto dagli studiosi un nuovo settore economico, il cosiddetto IV settore quello della cultura, nel quale non si producono beni materiali ma emozioni, scoperte, ricordi, identità. Tutti fattori utili alla valorizzazione del bene e che possono diventare fattori produttivi. Difatti, oggi al bene culturale viene attribuito un VET, Valore Economico Totale, dato da diversi valori e fattori, come ad esempio il valore di esistenza che consta nell’attribuire un valore ad un bene per il solo fatto che esista, o il valore altruistico o di opzione, legato ad un uso futuro che si potrebbe avere mediante il bene, o ancora il valore indiretto dovuto non all’utilizzo diretto del bene, ma ad esempio all’utilizzo dei flussi turistici che esso genera.

Tenendo in considerazione il potenziale economico di ogni bene culturale si può valorizzarlo nell’ottica di una fruizione dello stesso soprattutto dal punto di vista turistico.

Rendere fruibile il bene, non vuol dire snaturarlo o danneggiarlo, poiché si possono realizzare delle azioni di marketing esperenziale assolutamente non invasive.

Ad esempio per veicolare al meglio il contenuto culturale di un bene oltre che per catalizzare l’attenzione del pubblico, l’approccio alla valorizzazione dello stesso deve andare verso le emozioni, i contenuti educativi e culturali devono venire veicolati in maniera nuova, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, costruendo un racconto del bene, sotto forma di storytelling in modo da scatenare innanzitutto il coinvolgimento emotivo dello spettatore, catturarne l’attenzione. Spesso nelle offerte culturali, nelle proposte di valorizzazione e fruizione di un bene non si tiene conto di ciò, si deve andare verso proposte basate sull’ edutainment.

Necessario, oggi, per valorizzare un bene culturale è innanzitutto recuperare la conoscenza di esso ed instaurare un nuovo legame affettivo ed emotivo della popolazione nei suoi confronti.

Farlo conoscere non limitandosi al solo bene, ma unendo ad esso anche l’esperienza, le emozioni che ne derivano, servendosi dei nuovi linguaggi, delle nuove tecnologie in linea con le tecniche più utilizzate di marketing esperenziale.

Bisogna essere in grado di veicolare un nuovo tipo di offerta turistica, la quale dovrà essere capace di soddisfare i bisogni di esperenzialità dei turisti.

Il nuovo turista, il turista 2.0 infatti non domanda più semplicemente beni e servizi turistici ma esperienze turistiche complesse e coinvolgenti, l’offerta dovrà per forza di cose essere curvata sulla nuova domanda, per rispondere alle rinnovate esigenze dei turisti.

Dunque, per rendere un BC attrattivo dal punto di vista turistico è necessario che si seguano le nuove direttive del destination management. Il sito e/o il Bene Culturale in oggetto dovrà sempre più funzionare come un teatro, i turisti diventano nell’economia delle esperienze spettatori-attori coinvolti attivamente.

Caratteristiche che un bene-servizio culturale deve oggi avere sono le cosiddette 5 A:

ATTRATTIVITA’

ACCESSIBILITA’

ACCOGLIENZA

AMBIENTAZIONE (intesa come partecipazione)

ANIMAZIONE

Anna Nica Fittipaldi

CANOVA E L’ETERNA DICOTOMIA DELLE SUE OPERE: fra Vita e Morte

Oggetto del mio post è l’analisi di uno dei temi più ricorrenti nella scultura canoviana, quello della dicotomia fra la Vita e la Morte. Difatti, dallo studio della produzione scultorea dell’artista possagnese si evince come la contrapposizione fra Vita e Morte sia una costante, un filo conduttore che lega gran parte delle sue opere.

In sintesi, si può notare come in opere espressamente celebranti la Morte (i sepolcri ndr) sia sempre presente un anelito, una speranza di Vita, nello specifico un riferimento alla Vita eterna, al contrario in opere che apparentemente fanno riferimento alla Vita ci sia sempre un presagio di Morte.

Il tema principale e più generale dal quale bisogna partire è quello del contrapposto.

Quest’ultimo, infatti, viene declinato dall’artista nelle sue opere in varie forme, abbiamo innanzitutto la contrapposizione fra tradizione naturalistica ed idealizzazione classicistica, quella fra bellezza e mostruosità espressa ad esempio in Teseo trionfante sul Minotauro, fra vecchiaia e gioventù come in Dedalo e Icaro e per l’appunto fra la Vita e la Morte espressa nelle opere sopra citate ed in altre quali il Monumento funerario di Papa Clemente XIV, il Monumento funerario di Papa Clemente XIII, Amore e Psiche giacenti, Adone e Venere, Ercole e Lica, Perseo Trionfante, ed il Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria.

Quello della dicotomia fra Vita e Morte è un tema, dunque, che si ripete soventemente nell’arte canoviana e che deriva dalla sua idea di classicismo, un classicismo che si può definire idealistico.

Per Canova, come per gli altri artisti neoclassici l’opera d’arte non doveva copiare l’arte antica, ma emularla, era necessario carpire l’essenza dell’arte antica, attuare un processo di sublimazione, idealizzando attraverso il proprio operato l’arte classica, vera fonte di ispirazione.

Nell’arte neoclassica, dunque, si ha una vera e propria evoluzione dell’arte antica, questo concetto di evoluzione, di sublimazione si ritrova anche nelle opere di Canova.

Per di più, in esse si ha, anche, una visione completamente nuova della Morte che viene concepita come evoluzione, sublimazione della Vita.

Durante il Neoclassicismo, subentra una concezione della Morte più laica, come sorella del sonno, un nuovo modo di vedere la Morte  lontano dalle connotazioni spettrali, dolorose e macabre care agli artisti barocchi.

Nello stesso periodo, in letteratura inizia a farsi strada il concetto dell’immortalità da ricercarsi nella memoria dei posteri.

Il classicismo idealistico di Canova, dunque assorbe l’idea della Morte in quella della Vita ed è proprio nell’arte funeraria che raggiunge le sue massime espressioni.

Per dirla secondo Giulio Carlo Argan, “[…]il maggior Canova è, come il maggior Foscolo, quello dei sepolcri[…]”.

All’opposto si verifica lo stesso, cioè in tutte le sculture del maestro possagnese che riguardano la Vita c’è sempre un anelito, un presagio di Morte.

E’ come se l’artista abbia voluto attraverso le sue opere riflettere a 360° sull’esistenza dell’uomo, dando ai suoi contemporanei e ai posteri anche un insegnamento morale.

Canova, difatti, vuole sottolineare costantemente che seppur la Morte è durante la Vita sempre vicina, presente, sempre dietro l’angolo essa non è altro che un momento di passaggio, di ritorno ad un’altra forma di Vita, una vita eterna.

Anna Nica Fittipaldi

Piccola storia della nascita del blog

Salve a tutti,

Questo primo post è in realtà più una presentazione.

Sono Anna Nica storica dell’arte ed esperta in valorizzazione e fruizione dei beni culturali, marketing territoriale e destination management.

L’idea di creare un blog è nata sia per soddisfare il mio bisogno di scrittura sia per avvicinare sempre più persone al mondo dell’arte e dei beni culturali. Il tutto con uno sguardo particolareggiato ai BC della mia regione: la Basilicata, e con lo scopo di illustrarvi, anche, nuove metodologie di valorizzazione e fruizione che strizzano l’occhio alle nuove tecnologie e seguono i dettami dell’economia dell’esperienza.

I miei post spazieranno, dunque, dal rendere noto il significato di varie opere d’arte e dalla disquisizione di temi più strettamente legati al mondo dell’arte, fino ad arrivare a toccare temi più strettamente legati al patrimonio culturale e alla sua valorizzazione e fruizione, anche dal punto di vista turistico.

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità….al prossimo post 🙂